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Il Circolo
Volume IV 24 giugno 2026 Italia
i. Editoriale · Lavoro & Reddito

Cosa fanno molti dirigenti italiani per costruire un reddito parallelo nel 2026

Un'analisi raccolta tra professionisti, quadri e liberi professionisti italiani su che cosa sta funzionando, oggi, per costruire un'entrata addizionale strutturata — senza compromettere il ruolo principale.

A cura della Redazione Il Circolo
Lettura 6 min Verificato

L'immagine del professionista italiano che lavora di sera nel proprio appartamento panoramico — ancora una rarità nel 2018, sempre meno nel 2026.

Negli ultimi diciotto mesi, in conversazioni private con dirigenti, quadri intermedi, liberi professionisti e responsabili di funzione delle grandi città italiane, è emerso un tema ricorrente: la pianificazione di un reddito parallelo non è più un argomento marginale, ma una conversazione che molti stanno avendo seriamente con se stessi e, con maggiore prudenza, con commercialisti e consulenti di fiducia. Non si tratta di una corsa improvvisata, ma di un cambio culturale lento, distribuito su una fascia di età e di reddito che, fino a qualche anno fa, lo avrebbe considerato superfluo.

Le ragioni sono molteplici e convergenti. Il primo elemento è il rallentamento delle progressioni retributive nei contratti di livello quadro e dirigenziale, che dopo cinque o sei anni si appiattisce. Il secondo è la consapevolezza, sempre più presente, di un'incertezza strutturale del sistema pensionistico per chi entra ora nella seconda metà della propria carriera. Il terzo, meno discusso ma decisivo, è la maturità degli strumenti fiscali e amministrativi italiani che oggi rendono fattibile, anche per una persona ad alto reddito principale, l'apertura ordinata di una micro-attività integrativa.

Sezione I. Lo scenario, in cifre

+ 41 per cento
la crescita del numero di liberi professionisti tra i 40 e i 55 anni con un'attività secondaria aperta in regime forfettario o ordinario negli ultimi tre anni in Italia. Elaborazioni redazionali su dati di settore 2026

Il dato più significativo non è la velocità di crescita, ma chi la sta producendo. Non sono gli studenti, non sono i pensionati: sono persone già pienamente inserite nel mondo del lavoro, con reddito principale sopra la media nazionale, che decidono di affiancare alla propria posizione un'attività svolta in modo ordinato, regolarmente fatturata, fiscalmente in linea. Per molti di loro la spinta non è tanto economica nel breve termine quanto strategica nel medio: costruire qualcosa di proprietà che, nel tempo, possa crescere o trasformarsi in altro.

Sezione II. Quattro direzioni che si stanno affermando

Tra le esperienze condivise dai professionisti che hanno avviato qualcosa in modo strutturato negli ultimi due anni, quattro direzioni si distinguono per concretezza, sostenibilità nel tempo e compatibilità con un ruolo principale impegnativo. Sono tutte basate su competenze già possedute, non su capacità da acquisire ex novo.

i.
Consulenza specialistica a piccole organizzazioni

Quattro o cinque ore al mese per cliente, due o tre clienti stabili. Tariffa oraria coerente con il livello di seniority, contratto annuale rinnovabile. Le competenze sono quelle già esercitate nel ruolo principale, applicate a contesti di scala minore. Pacchetti tipici: 1.500–3.500 euro mensili al netto delle spese.

ii.
Formazione professionale rivolta a coetanei e colleghi

Brevi corsi serali online, mentoring individuale, programmi di sviluppo per giovani manager. Domanda strutturale e crescente in Italia, in particolare nei settori dove le competenze interne sono spesso autodidattiche e codificate male. Investimento iniziale minimo se la struttura è già presente.

iii.
Contenuti tecnici di nicchia — pubblicazione e ricerca

Newsletter a pagamento per un pubblico professionale chiaramente definito, articoli specialistici venduti a riviste di settore, ricerche su commessa per studi di consulenza. Crescita lenta nei primi mesi, ma a forte leva nel medio periodo: lo stesso contenuto può servire più clienti.

iv.
Partecipazioni minoritarie in attività di prossimità

Investimenti di piccola entità in attività ben gestite da terzi, con un ruolo consultivo o di affiancamento occasionale. Non è un percorso per tutti e richiede una valutazione attenta di rischio e rendimento, ma per chi possiede capitale parziale da impiegare è una delle direzioni più sostenibili in termini di tempo.

Non si tratta di guadagnare di più. Si tratta di costruire qualcosa di proprio mentre si è ancora dentro al ruolo principale — perché quando ne uscirò, voglio avere già qualcosa che funziona.

— Dirigente di funzione, 47 anni, settore bancario · intervista riservata 2026

Sezione III. I tre errori che chiudono l'esperienza nei primi tre mesi

Le esperienze che terminano presto, quando le si analizza ex post, condividono un piccolo numero di cause ricorrenti. La prima è l'investimento sproporzionato in elementi di forma prima della validazione dell'offerta: sito, branding, presenza social, identità visiva, prima ancora di avere il primo cliente o la prima vendita reale. È un errore controintuitivo per chi viene da contesti aziendali strutturati, dove la forma precede e legittima la sostanza; nella micro-attività la sequenza si inverte.

La seconda causa è l'assenza di un quadro fiscale impostato fin dall'inizio. Per chi già percepisce un reddito principale alto, la differenza tra una prestazione occasionale, un'apertura di partita IVA in regime forfettario o un'apertura in regime ordinario non è banale: produce effetti diversi sull'aliquota marginale, sulla deducibilità dei costi, sulla contribuzione previdenziale. Un'ora di consulenza con un commercialista, prima di iniziare, vale più di sei mesi di tentativi.

La terza causa è quella più comune e meno raccontata: il sottostimare la fatica reale di tenere due ruoli. La prima fase di una micro-attività integrativa richiede, in media, dieci ore alla settimana per i primi tre mesi. Tradotto: tre serate piene o due weekend impegnati. Chi sopravvaluta la propria capacità di farlo all'infinito si ferma dopo poche settimane. Chi accetta che alcune sere non si lavori, e che si avanzi lentamente ma costantemente, prosegue.

Sezione IV. Da dove iniziare, in modo ordinato

Per chi sta valutando seriamente di muovere i primi passi, la fase più utile non è la pianificazione di lungo termine, ma il sequenziamento corretto dei primi novanta giorni. Quale forma giuridica? Con quale commercialista? Su quale segmento di mercato? Quanto investire in formazione iniziale e quanto, invece, lasciare alla pratica sul campo? Queste sono le domande utili, e meritano risposte basate sul caso italiano del 2026 — non su modelli importati da contesti diversi.

La nostra redazione ha sintetizzato in un documento informativo gratuito gli elementi principali su cui i nuovi entranti tornano più spesso a chiedere chiarimenti. È un documento di orientamento, non un corso né un servizio a pagamento, e copre i quattro punti decisivi: forma giuridica e regime fiscale, identificazione del segmento, gestione del tempo settimanale, primi novanta giorni operativi.

Cosa contiene la guida

Documento di orientamento, edizione 2026

Mappa delle quattro direzioni con stima realistica di tempi e risultati, riferimenti normativi italiani aggiornati, lista delle prime decisioni amministrative ordinate per priorità, calendario indicativo dei primi novanta giorni.

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Nota informativa Il presente contenuto ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza fiscale, finanziaria, previdenziale o legale. Le opportunità descritte richiedono impegno personale, competenze specifiche e il rispetto delle normative italiane in materia fiscale e lavorativa. I risultati possono variare in base alle circostanze individuali. Prima di intraprendere qualsiasi attività integrativa è consigliato consultare un commercialista o un consulente qualificato.
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